Wednesday, March 10, 2010

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AGAIN AND AGAIN (ITALY)


Torno a Sydney, il 23 marzo 2010.

One more year, one more year, one more year.
E' arrivato il visto, un altro anno in terra australiana: oh yeah.
Sono tornato in Italia dopo un anno ed è stato surreale, soprattutto durante la prima settimana quando il fuso mi ha rimbambito e mi sembrava di giocare a playstation, da Sydney, a un gioco in cui utilizzavo il mio alter-ego impegnato in una "missione" in patria.
Vivevo, e non ero io, sconvolto dal fuso, dal vortice di eventi, da amore.
Ho provato sensazioni ed emozioni molteplici da quando sono arrivato.
E' stato strano, stranissimo, totalmente diverso da ciò che mi aspettavo. Non è stato eccitante, è stato normale. "I'll go back just to realise that nothing has been changed"...e così è stato, ma steek huzzy, così non me l'aspettavo proprio.
E' stata una decellerazione di vita obbligata e piacevole, dopo uno shock iniziale.
Dopo 24 ore ho avuto una crisi, poi, per fortuna, ho respirato, mi sono rilassato e ho pensato che avrei dovuto smetterla di pensare, lasciando spazio a tutte quelle cose che avevo sognato di (ri)fare durante il mio anno in terra australiana.
E' stato, ed è, favoloso, passare del tempo con la mia famiglia, rilassarsi nella nuova casa che sembra una reggia.
E' bellissimo andare al lago e camminare e camminare, mentre il freddo entra come una lama nel viso e ti travolge come una frana.
E' stato bello rivedere gli amici di sempre: ahimè è stato un pò meno bello vedere come non ci sia più una nostra vera compagnia.
E' stato bello essere coccolati.
E' bello stare con mio padre, anche se è in pensione e non ero abituato a vederlo spesso in casa: ma quando voglio lo blocco e lo abbraccio.
E' stato meravigliosamente bello, ed è stata una delle cose che più mi ha colpito, mangiare italiano: TANTA ROBA.
E sono state belle tante altre cose, e tra queste la fortuna di avere la possibilità di tornare a Sydney.
Piano piano, più passano i giorni più sfuma, diventa sfocato il ricordo della bellezza dei giorni passati a Sydney. Così come mi serviva questo periodo italiano per "respirare" un pò dalla terra dei canguri, ora mi sento pronto a ripartire, per un altro periodo.
Giocare con il figlio di 1 anno di mia cugina, abbracciare mia mamma cantare e ballare con lei, abbracciare mio papà, andare al lago e ridere con mia sorella.
In tanti mi chiedono perchè torno, e la risposta la so.
Because, at the moment, that's my place. That's the place where I wanna be.
E non lo dico con una sicurezza infallibile, anzi: ho le mie insicurezze così come le avevo un anno fa quando partii senza una certezza.
La domanda più ricorrente è stata: ma se non vuoi rimanere in Italia, perchè non l'Europa?
(vallo a spiegare a mia mamma, te!)
Beh, la mia risposta è stata anche dettata dalla comodità che avrò nel tornare in OZ: un lavoro, una compagnia favolosa, uno stipendio, una città che già conosco una vita con il sorriso, e il ricordo dell' Albe dell'anno passato. E tante altre cose.
Per me, tornare è easy.
E poi, l'Europa è sempre lì, quando scappa?
E tanti altri pensieri, tanti, tantissimi. Soprattutto sul futuro. Prossimo e no.
E su di me, l'amore, le 22 ore d'aereo, mia madre, mia sorella, mio padre, i miei amici, il matrimonio, le corna, la convivenza, e altri che dimentico.
Su Facebook ho scritto che "It's so sad when you realised that this is not and this won't be your place anymore. And this is just because you have the whole world for yourself...and one whole life to live...so wake up every day, smile, and thank whoever for whatever, and try to run against every fucking obstacle...because you only live once..."
Non voglio sembrare un santone, e non riconosco nemmeno in me stesso l'unico detentore della realtà.
Ma io la vivo così.
Sono stato molto fortunato fin'ora. Ho spesso vissuto di pure emozioni, di tante persone attorno che mi volevano bene, non ho avuto grandi esperienze negative, di quelle che segnano una vita.
E quindi non vedo il motivo per cui ogni mattina io non dovrei alzarmi e sorridere, fare un sorriso e cercare di rendermi migliore.
Spesso, durante il mio mese biancorossoverde, ho visto troppi lamenti, pochi sorrisi, tanta rabbia repressa e non risolta: ci si passa sopra, tanto poi s'aggiusta.
Ditemi voi che ne pensate, senza paletti da buonismo.
:)
Io, mi sento solo fortunato. Per molti aspetti di me.
E aspetto i prossimi ostacoli, che ci saranno, per conoscermi più a fondo.
E anche questa breve parentesi italiana, insegnerà molto.
Un abbraccio a tutti, veramente.
Soprattutto ai Sydneysiders.

Albe


2 comments:

Silvia said...

meraviglia :) che bello Albe, sono felicissima per te. ogni due/tre giorni tornavo qui per vedere se c'erano news e ora trovo questa, bello bello bello! e l'immagine di te che abbracci tuo padre in mezzo a casa, o balli con tua mamma.. dolcissima.
peccato solo che parti il 23, ti avrei offerto volentieri un caffè.

S.

Seymourglass said...

Sì, mi è capitato in passato, quando sono tornata da Londra, quella sensazione che per te sono passati mille anni, e invece è rimasto tutto uguale per chi era a casa, e si crea quella sensazione di scollamento. E' che quando vivi una nuova avventura il numerop di nuove memorie è emozionante, e ti da una dimensione temporale molto più intensa, mentre quando vivi la routine il tempo è statico.
Qualcuno spiega la cosa così http://tinyurl.com/ycdblc7
Non avrai mai la granitica sicurezza, ma se la tua pancia ti dice di tornare significa che hai ancora bisogno di quello che l'Australia può darti. Il mondo è piccolo, e avrai tutto il tempo per tornare, se lo vorrai.
In bocca al lupo